San Pietro è il principale sito archeologico di Bari, insieme all’attiguo complesso del Monastero di Santa Scolastica, situato in una delle aree più antiche della città, con insediamenti documentati dall’Età del Bronzo fino agli anni Sessanta del Novecento. Ciò che emerge dalla ricerca archeologica è una storia di stratificazioni. L’area di San Pietro ha infatti accolto, nel corso dei secoli, diverse conformazioni e funzioni: dapprima sede di un luogo di culto, una chiesa romanica databile al XII secolo, poi di un convento francescano. Agli inizi del Seicento la chiesa viene notevolmente ampliata, per poi, nell’Ottocento, trasformarsi in un edificio civile a uso scolastico, quindi in un Ospedale Consorziale, un luogo di cura, demolito nel 1969 a causa degli ingenti danni riportati durante il Conflitto Mondiale.
Il progetto artistico, che riprende i volumi architettonici che hanno caratterizzato l’area negli ultimi mille anni, segue le tracce delle testimonianze passate per dare forma a un nuovo e inedito spazio per la città, in continuità con il suo percorso di rinascita ed eredità simbolica e significativa. L’intervento, nel suo complesso, esprime formalmente la stratificazione dei diversi periodi temporali che hanno interessato il sito, articolando un percorso progressivo di architetture racchiuse l’una nell’altra, e la fotografia di un processo che rivela la natura eterogenea del patrimonio collettivo.
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San Pietro a Bari è un luogo antico, che non ha mai smesso di trasformarsi. È un frammento di città che attraverso il tempo ha conosciuto forme diverse di vita, di pensiero, di sacro. Qui la materia si è fatta e disfatta più volte; ogni volta un passaggio e una mutazione. Ogni volta, un gesto che ha lasciato un segno. Tutti questi cambiamenti raccontano l’evoluzione della città, e del modo in cui la gente ha vissuto e pensato questo luogo. Costruire, distruggere, ricostruire, come un respiro. Strati su strati radicati nello stesso fazzoletto di terra che, attraverso i secoli, in forme differenti, è stato casa del culto, luogo di riti e di cura, custode del senso del sacro, secondo la città e i suoi abitanti. Costruire S. Pietro è un atto che ritorna e che ci interroga su chi siamo, a cosa diamo valore, che cosa è per noi il senso del sacro. Questo luogo è un dialogo aperto tra ciò che siamo stati e ciò che siamo, una domanda sottotraccia che accompagna l’evolvere della città.

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Confrontarci con il passato ci proietta in un luogo altro in cui specchiarsi o perdersi, riconoscersi o mancarsi.
Alla ricerca di un’evidenza storica intessiamo tracce e frammenti di memorie per ricomporre, per quanto possibile, l’immagine di ciò che ci ha preceduto, interrogando le fonti e i documenti che conserviamo preziosamente, misurandoci con la scarsità di dati certi e con un universo di vuoti incolmabili.
Quando è impossibile ambire alla verità della storia lo sguardo cerca curioso nell’oblio delle mancanze. E allora ci si lascia sedurre dai dati incerti e da reminiscenze, dove le forme non sono più oggettive, ma impressioni quasi inconsce, quasi oracolari, che si staccano dall’oblio.
Il passato non è un territorio da esplorare con esattezza, ma uno spazio indefinito e mistico. È un dialogo interiore, un confronto che non cerca certezze ma accoglie la molteplicità e l’ambiguità delle cose.

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La città ha un corpo dentro cui viviamo, ed è materia che prende forma, valore, che si degrada ciclicamente, in una danza a cui tutti partecipiamo. È materia di cui siamo parte.
L’archeologia, quella materia la cerca e la studia, la ascolta e la contempla in una pratica pregna di cura.
Quello sguardo riconosce la città in un coccio, in una scheggia di vetro, in una moneta, ma anche in un dente, un lembo di tessuto, un pezzo di intonaco, elevando ogni frammento a patrimonio della memoria.

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Ci sono tracce così essenziali da sfuggire alla complessità della superficie. Risuonano sotto la pelle di ciò che osserviamo e ci mostrano la trama genetica secondo la quale le cose prendono forma.
Ogni individuo ricorda l’altro e si inserisce in una tradizione che trascende il singolo, in un dialogo che attraversa i secoli, in cui ogni vita riprende quella passata pur definendo la propria unicità.
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Ciò che resta rivela di conseguenza un paesaggio di assenze.
Può esistere un’archeologia della mancanza? Esplorare ciò che manca ci invita ad accogliere le assenze come parte della storia accettando che non tutto può essere ricostruito e che ogni ricostruzione porta con sé una parte di mistero. È un approccio che non cerca di colmare i vuoti, ma di trarne significato.
È una pratica che invita a riconoscere la dignità delle omissioni e dei silenzi, e a comprendere che anche ciò che non è più visibile è parte della nostra eredità che interroga il sacro, esplora il senso di trascendenza e l’enigma che si cela dietro ciò che è perduto e incompleto.
| 01 | Edoardo Tresoldi, Collage 01, Fonti d’archivio, 2025. |
| 02 | Rilievo ortofotografico Area archeologica di San Pietro – Bari, maggio 2023. |
| 03 | Vecchio ospedale prima della demolizione, Archivio fotografico della Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici della Puglia, 1969. |
| 04 | Sovrapposizione delle planimetrie delle due chiese, Elaborazione grafica, 2023. |
| 05 | Edoardo Tresoldi, Crasi tra i volumi dei differenti periodi storici, Animazione, 2024. |
| 06 | Paola Bozzani, Trascrizione fonti d’archivio – Quaderno Verde, pp. 12-13, 2022. |
| 07 | Edoardo Tresoldi, Collage 02, Fonte: Archivio fotografico della Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici della Puglia, 2025. |
| 08 | Monastero di Santa Scolastica, Archivio fotografico della Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie – Bari, 1969. |
| 09 | Edoardo Tresoldi, Collage 03, Archivio fotografico della Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie Puglia e Lucania – Bari, 2025. |
| 10 | Edoardo Tresoldi, Mockup dell’opera in scala 1:10, Foto © Roberto Conte, 2025. |
| 11 | Edoardo Tresoldi, Artwork, Fonte: catalogazione reperti archeologici provenienti dall’Area archeologica di San Pietro – Bari, 2024. |
| 12 | Vecchio ospedale prima della demolizione, Archivio fotografico della Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici della Puglia, 1969. |
| 13 | Impianto di recupero e lavorazione inerti da demolizione, Foto © Edoardo Tresoldi, 2024. |
| 14 | Campagna di scavo Area archeologica di San Pietro – Bari, Video © Edoardo Tresoldi, 2023. |
| 15 | Vito A. Melchiorre, Bari e S. Nicola, pp. 104-105, Edipuglia, Bari, 1987. |
| 16 | Impianto di recupero e lavorazione inerti da demolizione, Foto © Edoardo Tresoldi, 2025. |
| 17 | Edoardo Tresoldi, Studio sulla presenza del modello chiesa a capanna spezzata nel paesaggio pugliese, 2024. |
| 18 | Edoardo Tresoldi, Studio per rito di rifondazione, 2025. |
L’intervento artistico di Edoardo Tresoldi si inserisce nell’ambito del Progetto di valorizzazione dell’Area Archeologica di San Pietro e del Museo archeologico di Santa Scolastica, promosso dal Ministero della Cultura e realizzato, con il sostegno di fondi europei, sotto il coordinamento dell’ex Segretariato Regionale del MiC per la Puglia, diretto dall’arch. Maria Piccarreta, e, a seguito della riforma ministeriale, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bari, diretta dalla dott.ssa Francesca Romana Paolillo.
La progettazione e l’esecuzione dell’intervento si avvalgono delle competenze di un gruppo di lavoro composto dall’arch. Donatella Campanile, Responsabile Unico del Procedimento, dall’arch. Francesco Longobardi, Progettista e Direttore dei Lavori, e dalla dott.ssa Ebe Chiara Princigalli responsabile della Direzione Scientifica e della coprogettazione. Completano la direzione lavori il dott. Dario Ciminale, incaricato della collaborazione alla Direzione scientifica in fase di progettazione e di esecuzione, la dottoressa Marisa Corrente, che ha collaborato con la Direzione scientifica in fase di progettazione, l’arch. Annalisa Cascione, collaboratrice della Direzione Lavori e l’arch. Marco Silvestri, coordinatore della sicurezza. L’arch. Arturo Cucciolla ha fornito il suo prezioso contributo in merito all’inquadramento del sito sotto i profili storico, urbanistico e architettonico.
Supporto alla ricerca – Paola Bozzani, Annalisa Cascione, Fabio Ditroia, Francesca Fedeli
Testi – Edoardo Tresoldi
Foto e video – Roberto Conte, Edoardo Tresoldi
Comunicazione visiva – Fabio Ditroia