THE ABSENT MATTER


LA MATERIA ASSENTE

The Absent Matter is the representation of a mental projection, filter and shape through which places, instants and beings are narrated.

It triggers uninterrupted dialogues with space and history, and projects the object’s substance into an unknown temporal dimension: what has disappeared, or never existed, lives again in a different time.

The language of transparency weaves the non-existent, transforms the denial of matter into a three-dimensional entity, and reveals the result of a void, therefore the abstraction of reality and its timeless visual identity. 

Wire mesh’s broken rhythms generate never-ending sequences of architectural abstractions and amplified points of view, while the atmospheric factors contribute to an interpretation under different moods. A dynamic and iridescent space is outlined, in which it becomes possible to experience a pure, ethereal dimension, in continuous dialogue with the contemporary surroundings, understood as a blending of cultural, social and identity codes, whose acts become constituent parts of the artwork.

Sculptural and alive artworks are born, able to generate personal and collective experiences which evolve through their components.

La Materia Assente è la rappresentazione di una proiezione mentale, filtro e forma attraverso cui raccontare luoghi, istanti, enti. 

Innesca dialoghi ininterrotti con lo spazio e la storia, proietta la sostanza dell’oggetto in relazione a un’inedita estensione temporale; ciò che è dissolto, o non è mai esistito, rivive in un tempo non suo. 

Il linguaggio della trasparenza che porta con sé la capacità di tessere nello spazio qualcosa che non c’è, rende plastica la negazione della materia e rivela il risultato di una mancanza, quindi l’astrazione della realtà e la sua identità visiva senza riferimenti nel tempo.

I ritmi spezzati della trasparenza generano continue sequenze di astrazioni e punti di vista amplificati mentre la luce e fattori atmosferici ne determinano la leggibilità in situazioni sempre diverse. L’insieme da vita a uno spazio dinamico e cangiante nel quale diventa possibile accedere a una dimensione pura, eterea, in dialogo continuo con l’ambiente contemporaneo, inteso come contaminazione di codici culturali, sociali e identitari, i cui atti diventano parti costituenti dell’opera. 

Nascono opere scultoree, vive, in grado di generare esperienze personali quanto collettive che si evolvono attraverso gli elementi che le compongono.


THE METAPHYSICAL RUIN


LA ROVINA METAFISICA

The architectural cycle contemplates multiple physical states over the course of its existence.

At the beginning, when all else is still missing, there is a state of non-matter, a void that man fills by subtracting space for the benefit of architecture.
It is an application of human thought within the space and leads to the state of matter: its substance is the result of the union between shape and matter itself, of which the first corresponds to the architectural act, while the latter lets its essence shine through.

Sooner or later the abandonment takes place, a phenomenon that initiates the dynamic process of alteration, mutation, and decomposition of the place, that is the state of the ruin: the matter, due to nature’s cyclic and inexorable action, disintegrates and enriches itself with its temporal experience. This gradual transformation alters the monument’s substance and gradually leads it to its disappearance, also defined as absence of matter, or what was and is no longer.

The Metaphysical Ruin comes in as a new phase of the life cycle of architecture. It reintroduces the shapes and the languages of the original architecture, reignites the memory, but at the same time accompanies the visitor in a new emotional and dreamlike experience of the space and contaminates itself with the contemporary landscape and the surrounding context.

The transparency’s language, proper of the Absent Matter, offers the user a new experience of temporal interpenetration, between past and present, different from the mere contemplation of the ruin.

A dimension which goes beyond conventional architecture and narrates temporal contrasts and symbiosis, while absorbing and filtering the landscape languages. It is capable to awake the experience of wonder, the authentic and ancestral principle of knowledge that leads to the metaphysics of myth’s structures and, simultaneously, projects into the present.

Il ciclo architettonico contempla più stati fisici nell’arco della sua esistenza. 

All’inizio, quando ancora tutto manca, vige lo stato di non materia, un vuoto che l’uomo riempie per sottrazione a vantaggio dell’architettura. Quest’ultima è applicazione del pensiero umano nello spazio e conduce allo stato di materia del costruito: la sua sostanza è il risultato dell’unione tra forma e materia stessa, di cui la prima corrisponde all’atto architettonico, mentre la seconda ne lascia trasparire l’essenza. 

Prima o dopo subentra l’abbandono, un fenomeno che avvia il processo dinamico di alterazione, mutazione e decomposizione del luogo, ossia lo stato di rovina: la materia, causa l’azione ciclica e inesorabile della natura, si disgrega e si arricchisce del suo vissuto temporale. Questa graduale metamorfosi ne modifica l’insieme e conduce lentamente il monumento alla sparizione, quindi a uno stato di assenza di materia, ovvero di ciò che era e che non è più. 

La Rovina Metafisica entra in gioco come ulteriore stadio del ciclo vitale architettonico, racconta gli ingombri e i linguaggi dell’architettura originaria, riaccende la memoria, ma nel medesimo attimo accompagna in un’autentica esperienza emotiva e onirica dello spazio contaminandosi con il paesaggio contemporaneo e il contesto circostante.

Il linguaggio della trasparenza, proprio della materia assente, propone al fruitore una nuova esperienza di compenetrazione temporale, fra passato e presente, distinta dalla mera contemplazione della rovina. 

Una dimensione che va oltre i canoni dell’architettura convenzionale, racconta contrasti e simbiosi temporali, assorbendo e filtrando i linguaggi del paesaggio, capace di risvegliare nell’uomo l’esperienza della meraviglia, l’autentico e ancestrale principio primo della conoscenza che apre alla metafisica delle strutture del mito e, parallelamente, proietta nel presente.